Attività clinica

Il secondo obiettivo è quello di potenziare e garantire un percorso di sostegno psicologico alle donne vittime di violenza che accedono alla rete dell’ASL TO4. Il sostegno psicologico alle vittime in tutte le sue forme (individuale, di coppia, di gruppo) è un passaggio indispensabile, poiché il recupero più efficace della donna dipende dalla possibilità di rielaborare quanto accaduto e dalla capacità di riappropriarsi della propria autonomia.

Il sostegno psicologico: cura centrata sul paziente

La proposta di aiuto che si è scelto di potenziare si rifà al concetto di “cura centrata sul paziente” e di co-costruzione di un percorso di affrancamento dalla violenza. Si tratta di dare valore alla prospettiva della donna, riconoscendole competenza nella gestione della propria salute.

Nel mese di aprile 2018 sono stati avviati presso il Consultorio di Ivrea della ASLTO4 due gruppi terapeutici di sostegno psicologico: si tratta di un’iniziativa nuova che va ad affiancare e a completare i percorsi di presa in carico individuale. Allo stato attuale i gruppi hanno accolto 14 donne, per le quali il gruppo si sta rivelando uno strumento di intervento molto efficace nel farle uscire dal silenzio, dall’isolamento e nel permettere di recuperare il senso della loro prospettiva. In questo contesto le donne lavorano sulla comunicazione e sulla relazione, trovano uno spazio intimo di condivisione che produce un’elevata risonanza e consente di trovare soluzioni rispettose dei tempi e dei bisogni di ciascuna.

Si è visto che alcune difficoltà nei percorsi di affrancamento dalla violenza nascono là dove non c’è ancora, nonostante tutto, una corretta valutazione e comprensione della violenza. Il gruppo aiuta a lavorare sulla percezione della violenza da parte della donna stessa, per evitare minimizzazioni, giudizi, timori nel portare avanti la propria scelta di emancipazione.

Le donne coinvolte, una volta superate le inevitabili resistenze iniziali, stanno esprimendo la loro soddisfazione di condividere le loro esperienze in uno spazio rassicurante, che permette loro di mettersi in gioco, trovando somiglianze e/o differenze con le esperienze delle altre. Narrare la propria storia e apprendere dalle storie altrui è utile per dare ordine ai vissuti caotici sperimentati dalle donne e per iniziare a esplicitare il proprio dolore.

Un altro aspetto importante riguarda le situazioni in cui sono presenti dei figli. La violenza domestica (che può iniziare anche in gravidanza), interferisce di continuo con la funzione materna che, come altri aspetti identitari, viene profondamente svalorizzata dal partner: un maltrattamento subito per anni o anche occasionale influenza fortemente la relazione madre/figli e le capacità di accudimento e di attenzione della donna verso i loro bisogni. I racconti all’interno del gruppo evidenziano come viene altamente compromessa la qualità di vita delle donne e di conseguenza anche quella dei figli, che sono spesso a loro volta vittime dei vissuti di paura e di vergogna delle madri e di uno stile di vita volto all’isolamento ed alla compressione della vita sociale.

Il sostegno psicologico che stiamo portando avanti all’interno dei gruppi vuole dunque andare a lavorare anche sul recupero della donna e del suo ruolo materno, del valore di sé e di uno stile di vita che le permetta, insieme ai propri figli, di aprirsi nuovamente al sociale con un certo grado di fiducia, cercando di ricreare in modo preventivo quelle condizioni necessarie alla salute psicofisica futura di questi ragazzi.

 

 

 

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