Pensieri e riflessioni delle Signore

Pensieri e rifelssioni delle Signore dei gruppi di psicoterapia

ANNO 2020

In questo anno incredibile è stato veramente difficile affrontare la “non normalità”, la mancanza di libertà e di un abbraccio
In questo anno incredibile, dove la vita di tutti i giorni e è stata bloccata per colpa di un virus è stato veramente difficile affrontare la “non normalità”, la mancanza di libertà e di un abbraccio.
Attraverso gli incontri online con il gruppo Violetta ho avuto la possibilità di vivere questa nuova vita fatta di restrizioni con più facilità, confrontandomi con le mie compagne di viaggio sul periodo buio che stiamo vivendo. Ringrazio fortemente quanti si sono prodigati per aiutarci perché non ci siamo mai sentite sole, né abbandonate. Un enorme grazie a lei dottoressa e al nostro gruppo Violetta, dove ognuna di noi è rinata per la seconda volta.

 Ho ringraziato più volte di aver fatto la scelta di andare via di casa in tempi “non covid”
Penso che a partire dal primo periodo di “chiusura” e di emergenza sanitaria di quest’anno la formula delle sedute online sia stata di evidente aiuto per dare continuità al percorso intrapreso e non sentirci sole come magari sarebbe potuto accadere. Abbiamo addirittura avuto degli inserimenti online con persone nuove con le quali c’è stato un efficace scambio di esperienze e dalle quali abbiamo ricevuto spunti e arricchimento. Ho ringraziato più volte di aver fatto la scelta di andare via di casa in tempi “non covid” e mi sono chiesta se, proprio in questo periodo così complesso, non bisognerebbe dare testimonianza del nostro lavoro online per aiutare quelle donne che saranno in situazioni disperate a non abbattersi e a capire che c’è sempre un’alternativa.

 La mia preoccupazione è: come farò a spiegarlo a mio figlio in modo che non lo viva come un abbandono?
Quando in casa sono accaduti gravi episodi di violenza mio figlio era molto piccolo e non ha vissuto in modo cosciente le violenze subite. So che dovrà vivere senza la figura del padre non perché, nonostante tutto, io impedisca al padre di avere un rapporto con suo figlio ma perché il padre mi incolpa di non voler più portare avanti un progetto di famiglia con lui e mi ricatta dicendo che se non torno con lui il bambino non avrà più un padre. Credo che il ruolo di padre sia ben diverso da quello di compagno e che dovrebbero essere due forme differenti di amore. La mia preoccupazione è: come farò a spiegarlo a mio figlio in modo che non lo viva come un abbandono? Penso che gli dirò che se ho deciso di stare lontano da suo padre è perché ho provato che stavamo tutti meglio così.  Gli insegnerò ad avere rispetto degli altri ma gli dirò che anche gli altri dovranno meritarsi il suo affetto e il suo rispetto, incluso suo padre.

 Mi preoccupava che mio figlio potesse soffrire avvertendo la mia sofferenza
Le ripercussioni sul bambino per aver assistito a situazioni di violenza, nel mio caso soprattutto psicologica e aggressiva verbalmente, sono il motivo fondamentale per il quale ho interrotto la relazione con il padre di mio figlio. Non volevo che apprendesse il modello comportamentale paterno, quello cioè di rivolgersi ad una donna in quanto tale perché è una stupida che deve stare zitta o è incapace, a suo dire, di essere una buona madre e compagna. Non volevo che anche mio figlio fosse manipolato dal padre e potesse diventare anche lui un bugiardo manipolatore. Soprattutto mi preoccupava che mio figlio potesse soffrire avvertendo la mia sofferenza.  Nonostante tutte queste ragioni, so che tra le conseguenze della mia emancipazione dalla violenza dovrò tollerare la mia preoccupazione e le mie ansie ogni volta che il padre starà con nostro figlio, quando lo terrà a casa sua e magari cercherà in ogni modo di ingraziarselo e comprare il suo affetto viziandolo in tutti i modi possibili e parlandogli male di me. Per il bene di mio figlio penso che quando un giorno mi chiederà del perché mamma e papà non stanno più insieme cercherò si spiegargli le mie motivazioni e il mio vissuto, senza metterlo contro il padre, usando un linguaggio adeguato alla sua età e alla sua capacità di comprensione.

 E lei trova subito il modo di rassicurarmi, come per scusarsi di aver sognato
… Come i tatuaggi che porto, così sono indelebili i pensieri che rimangono impressi nella mia mente.
Uno di questi arriva da quella che io amo chiamare “la mia voce guida”. Un giorno mi ha detto che tutto parte da molto molto lontano, da quell’infanzia che ha segnato il mio cammino. Ed è proprio dall’infanzia di mia figlia che voglio partire, consapevole che le mie scelte di oggi saranno il cammino di mia figlia domani. Quella bambina che oggi vedo crescere in un altalenarsi di sentimenti contrastanti e ciò mi inquieta e terrorizza. A causa di due genitori incapaci e fragili la mia bambina ha dovuto crescere troppo in fretta, portando con sé un velo di tristezza. Mi rendo conto che nonostante lei sia consapevole, e direi fin troppo consapevole, di quella che suo malgrado è diventata la nostra nuova condizione di vita, le manca parte di quella vita precedente, i disegni, i racconti, le memorie parlano di quella casa, dei momenti sereni passati con il padre. Le rare volte in cui si rapporta con qualche figura paterna la desidera, e mi accorgo che cerca di capire se tutto ciò può mancare anche a me, fino a quando io la riporto alla realtà e lei trova subito il modo di rassicurarmi … come per scusarsi di aver sognato 

Ecco: così sta crescendo mia figlia e solo il tempo saprà darmi le risposte che tanto attendo.

 Senso di NON abbandono, senso di protezione e senso di condivisione
Quando in un momento come questo di emergenza mondiale mi si chiede il senso della continuità di un progetto come il nostro, personalmente non posso che usare poche e sintetiche parole: senso di NON abbandono, senso di protezione e senso di condivisione.

Oggi più che mai infinitamente GRAZIE!

 ANNO 2019 – MINI INTERVISTA

 Quale significato ha per lei il gruppo di psicoterapia a cui sta partecipando nel suo percorso di emancipazione dalla violenza che ha subito?

  • Quando penso al gruppo mi vengono in mente due parole: forza e serenità.  Quando sono con il mio gruppo riesco a staccare corpo e mente e così facendo la mia parte razionale sa ascoltare, capire, rispondere.
  • Il gruppo per me è stato vitale, avevo perso le speranze… Pensavo di essere quella sbagliata, incapace. Attraverso le ragazze e la dottoressa, tra una ricaduta e l’altra ho compreso che non era così. Mi hanno aiutata a comprendere, elaborare, ad affrontare il processo e i passaggi della giustizia e soprattutto a rispettare la mia persona.
  • Per me la partecipazione a questo gruppo ha significato molto, specialmente nei primi momenti è stato fondamentale, seppure io abbia avuto molte difficoltà ad iniziare questo percorso. Con il tempo ha prevalso la consapevolezza di non essere sola, di non sentirsi pazza e abbandonata da chi là fuori non ci comprende. È stato fondamentale trovare finalmente qualcuno che parla la tua stessa lingua e al quale non serve far capire o spiegare troppo, perché comprende fino in fondo la tua realtà.
  • Premetto che sono consapevole del fatto che il mio percorso di “guarigione” è ancora lungo perché non è facile chiudere certe ferite. Indubbiamente il gruppo mi ha dato molto e mi ha aiutata nei momenti più difficili. Mi accorgo che mi ha aiutata perché, a piccoli passi, sto tornando a fare cose che prima, per paura, non facevo più…
  • Quando è iniziato questo gruppo non credevo molto nel fatto di “condividere con gli altri”; sapevo della mia timidezza e della mia incapacità di raccontare agli altri le mie cose e quindi non pensavo avesse questa grande utilità. Portando avanti questa esperienza mi sono invece resa conto che, anche quando raccontiamo cose diverse l’una dall’altra, ci compensiamo, riusciamo ad aiutarci l’una con l’altra senza neanche volerlo con le nostre esperienze personali e quello che dice una di noi magari può essere utile a fare reagire l’altra. Personalmente mi sento aiutata su quello riguarda gli ultimi avvenimenti della mia vita, ma anche sul mio passato, ho capito almeno in parte perché mi sono trovata in certe situazioni e mi sono sentita meno sola perché ho incontrato ragazze che hanno avuto esperienze di violenza analoghe alle mie.
  • Io parto col dire che di questo gruppo in questo momento non potrei più farne a meno: il fatto di essermi trasferita da lontano per venire in Piemonte a causa delle violenze subite e di essere arrivata qui non mi fa sentire sola e, anche se mi fa capire che veramente siamo in tante, troppe donne vittime di violenza, mi dà forza.
  • Questa per me è un’esperienza molto importante non tanto per trovare i problemi degli altri ma per trovarli in me, per capire il perché mi sono trovata in questa situazione lavorando su me stessa.
  • Premetto che non ho ancora risolto i miei problemi, ma ho capito con certezza che non mi sono voluta abbastanza bene e che ho dato più importanza a tante altre cose tranne che a me stessa. Ho capito che esistono situazioni che si complicano sempre di più e diventano sempre più ingestibili; forse i problemi che ho trovato nelle mie compagne di viaggio sono anche più complicati dei miei, ma per tutte vale il fatto che dobbiamo imparare a volerci più bene.
  • Questo gruppo mi ha aiutato tanto a essere una donna che crede un po’ in sé stessa perché io non credevo più in me. E’ un gruppo che ci ha dato la forza di lottare per uscire da situazioni dalle quali non mi sarei mai immaginata di uscire da sola. In questo gruppo chi ci ha seguito ci ha dato amore, affetto, sicurezza in noi stesse e io personalmente non ho parole per dire grazie per tutto quello che ci ha dato per poter lottare, perché non è mai troppo tardi per iniziare a lottare e per cambiare le cose.

 Ci sono stati eventi o cose dette nell’ambito del gruppo che si ricorda in modo particolare e che le sono state utili?

  • Non mi vengono in mente eventi o frasi particolari: ho un sacco bello, pieno di momenti che resteranno per sempre dentro di me. L’unione, questa è stata una delle cose più importanti, sentirmi libera di parlare, di esprimermi, di piangere e di sorridere senza essere mai e dico mai giudicata, ma piuttosto ascoltata, supportata e incoraggiata.
  • Sono quasi due anni che faccio parte del gruppo e credevo di essere “quasi” guarita… Invece, proprio nell’ultimo incontro, ho compreso che lo star bene in un rapporto non è così scontato, che ci sono tanti tipi di violenza e che forse avevo permesso a troppe persone di farmene, al punto che mi ero abituata. Ho capito in modo profondo che un rapporto sano è fatto di rispetto e di presenza e che la prospettiva del mio farmi amare è sbagliata e deve essere cambiata.
  • Una delle cose che mi ha colpita di più è stata la storia di una di noi che ha una mamma che anziché proteggere sua figlia da un compagno violento le ha dato contro in modo ancora più violento e questo mi ha aiutata a rivalutare mia madre che ha fatto con me tanti errori. E mi ha colpita la forza di reazione di questa ragazza.
  • Quello che mi ha colpita di più in assoluto è stato il trasferimento dall’Italia all’estero di una di noi con il proprio figlio. Il tutto per la paura di questo uomo violento che vive qui: il fatto di andarsene dal nostro Paese, dall’Italia, per la paura, forse per il fatto di non sentirsi abbastanza tutelata dalle autorità come avrebbe voluto e come spesso ci accade. Questo purtroppo mi è rimasto impresso.
  • Io ricordo che ad un certo punto, senza rendermi bene conto di come fosse possibile, è venuto il giorno in cui, confrontandomi con le mie compagne di viaggio, ho trovato la forza di tornare a vivere da sola.
  • Momenti significativi ce ne sono stati tanti: uno in particolare è stato quello in cui ho capito che non bisogna dare potere a questo tipo di uomini su di noi, che bisogna impedirgli di farci paura e rovinarci la vita. Perché non si meritano tutta l’importanza che noi per prime gli diamo anche quando li pensiamo costantemente nel male, perché questo è quello che vogliono per mantenere un controllo su di noi.
  • A pensarci bene una cosa mi resta: aver visto e ascoltato da vicino tante storie che raccontano la scioccante realtà della società nella quale ci troviamo a vivere ancora oggi, dove sembra impossibile che così tante le donne vengano ancora svalorizzate, umiliate e maltrattate. Mi preoccupa pensare che le nostre figlie e che molte donne si troveranno a fare i conti con certi tipi di uomini e con un mondo in cui il femminicidio è tristemente all’ordine del giorno, in cui si piangono ancora troppe donne che non hanno avuto il diritto di vivere serene e i cui figli sono stati costretti a portare un fiore sulla loro tomba anziché poterle abbracciare. Io vivo nella speranza che lotte come questa si continuino a fare e possano portare tutte le donne a sentirsi libere di dire basta a una relazione che non funziona, senza la paura di essere uccise o di sentirsi vive ma in parte morte dentro. Spero che posti come il nostro gruppo continuino a esistere, posti in cui sentirsi al sicuro e capite.
  • In più situazioni mi sono ritrovata a vivere quello che hanno vissuto altre persone all’interno del gruppo e vedere i loro errori mi è servito a pensarci e a non rifare più gli stessi errori.
  • Più che un evento, quello che mi ha colpito maggiormente in questo gruppo è stato vedere che, anche se siamo in situazioni diverse, siamo state tutte offese nella nostra dignità di donne e abbiamo subito non solo la violenza fisica, ma soprattutto quella psicologica che lascia segni che non se ne vanno…
  • Le esperienze di maltrattamento che abbiamo condiviso in gruppo sono più o meno le stesse, ma qui ho capito che non sono sola e che tutte possiamo lottare per uscire da questa cosa perché se si è uniti e ci sente meno soli è possibile farcela. Il sostegno ricevuto e quello tra di noi: questo è quello che mi è rimasto più impresso e che mi ha aiutata di più a cambiare le cose.

Alcune di voi hanno avuto modo di essere presenti al Carnevale di Ivrea di quest’anno e hanno ritrovato il simbolo del Progetto Violetta nelle piazze, sulle divise degli aranceri, sui carri. Che cosa ha significato per voi?

  • Ritrovare il simbolo di Violetta ovunque ha sicuramente toccato più volte la mia parte più fragile, facendomi sentire meno sola e a volte invincibile e fiera di essere Violetta.
  • Per me è stato emozionante vedere quante persone abbiano deciso di portare Violetta sul petto, dando vita ad una vera e propria battaglia. Le persone che hanno partecipato sono state tantissime e penso che il messaggio sia arrivato forte e chiaro, anche se da un lato mi è spiaciuto vedere che non tutte le squadre si sono unite per aderire a questa causa perché penso che non ci sia messaggio più importante sul quale tutti dovrebbero essere d’accordo e cioè che bisogna essere UNITI CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE.
  • Può sembrare assurdo o paradossale, ma vedere il simbolo del Progetto Violetta nelle piazze, sulle divise, ovunque, è stata una vittoria. Mi sono sentita parte di qualcosa di grande che si è mosso e nel quale anche io ho dato comunque un contributo perché ha dato valore alla mia esperienza dolorosa. Per me è un Progetto che ha dato qualcosa in più a questo carnevale.
  • Io sono una storicissima del carnevale, partecipo da quando sono bambina e ogni anno mi fanno come regalo di Natale l’iscrizione. L’anno scorso ero alla cena di Natale e mi arrivano con questa busta e io mi vedo questa toppa con Violetta davanti: sono dovuta fuggire nell’altra stanza perché ho iniziato a piangere. Questa cosa mi ha commossa, vedere tutte le squadre o quasi coinvolte, vedere le bandiere, le toppe, vedere che la mia squadra in particolare stava sostenendo questo Progetto mi ha fatto un immenso piacere e mi ha dato tanta forza, anche perché Violetta ha liberato la nostra città e non poteva esserci simbolo più adatto a rappresentare la forza che ci vuole per liberarci dalla violenza.
  • Per me vedere il simbolo di Violetta è vedere ogni volta il simbolo del nostro gruppo. Ritrovare al carnevale un movimento così massiccio contro la violenza sulle donne e sapere che si è rafforzato grazie a così tante persone, è stato toccante ed emozionante. Spero in cuor mio che le nuove generazioni comprendano che il rispetto e la non violenza sono alla base della crescita di una società e che si può combattere tutti insieme!! Mi sono sentita una Violetta… tutte le donne del gruppo sono Violetta… Grazie Ivrea, Grazie a tutto il carnevale e Grazie alle dottoresse che ci hanno preso per mano e ci hanno sostenuto e fatto uscire dall’inferno. Sembra troppo da dire, ma personalmente so che vi devo la vita.

 ANNO 2018

Dalle vostre Scarpette Rosse

Se potessi tornare indietro ad aprile 2018 mi farei uno di quei modernissimi selfie e lo farei anche a quelle pecorelle smarrite arrivate alla spicciolata in quella sala d’attesa.

Sì … proprio d’attesa … tutte con tanta paura e vergogna stampate in faccia, inconsapevoli di ciò che sarebbe avvenuto e di come si sarebbe svolto l’incontro.

Dopo pochi minuti ci troviamo sedute in cerchio con lei … la nostra voce guida, sì … perché la donna che ci ha accolto l’ha fatto con un abbraccio immaginario carico di impatto emotivo, pronta ad ascoltarci e a portarci per mano in questo viaggio.

Tante lacrime, tanti racconti, tante domande, tanto … di tutto …

… al punto che ti senti frastornata e stanca, ma sai che anche le tue compagne si sentono esattamente come te, aspettando il prossimo incontro, perché sappiamo che incontro dopo incontro riusciremo a ritrovare noi stesse, ritrovare quella parte purtroppo smarrita … quella parte violentata, privata della lucidità e della libertà.

… Sì, perché la violenza è tale, agisce in modo subdolo e silente e ti toglie la razionalità … ti toglie la forza di alzarti dal letto la mattina per vivere la più banale quotidianità …

… Sì … quella quotidianità che ci è stata negata al punto tale da dover pensare ogni giorno che strada fare per andare al lavoro, guardandoci sempre alle spalle … per non rischiare di non tornare a casa la sera dai nostri figli.

Il gruppo Violetta ci ha fatto sentire che non siamo più sole e che grazie al vostro sostegno e alla vostra sensibilità siamo ancora vive!! Abbiamo capito che il confronto con altre persone che vivono le stesse emozioni è terapeutico … Persone che vivono la Paura … quella vera … e gli stessi tuoi stati d’animo … e così che inizi finalmente a capire che non sei diventata pazza, che la pazza non sei tu … che non c’è stato nulla di sbagliato nelle tue scelte … finalmente, confrontandoti, inizi a capire che in prigione non ci devi stare tu … ma lui!!!

Il legame creato con le ragazze del gruppo è unico, solidale … sorelle di sventura … per la prima volta, dopo mesi di buio totale, abbiamo visto uno spiraglio di luce.

Alcune di noi finiranno il percorso a breve, altre avranno ancora tanta strada da fare, ma sicuramente quelle sedie in cerchio saranno occupate da altre pecorelle ferite …

Non lasciateci sole …

Semplicemente … grazie …

 Il gruppo Violetta, come lo chiamiamo noi, ci ha dato tanto coraggio

“Abbiamo iniziato questo percorso terapeutico perché ci sentivamo piene di rabbia nei confronti della vita, trattate ingiustamente, incapaci di capire come fosse possibile che dopo aver dato tanto a uomini che “amavamo”, forse …, loro potessero ricambiare con tanto disprezzo e odio.

Per alcune di noi gli abusi sono iniziati nell’infanzia, quando è prevalso il senso di vergogna e il bisogno di proteggere le persone che ci volevano bene dal dolore, quando abbiamo cercato di dimenticare e perdonare per tutta la vita, senza renderci conto di non avere imparato a proteggere noi stesse e di essere sempre profondamente sole.

Probabilmente se qualcuno allora fosse passato in quella scuola a presentare questo Progetto avremmo avuto una vita diversa, ci saremmo salvate da altri abusi, ci saremmo rese conto che non eravamo sole, che non eravamo sbagliate.

Avremmo capito che la violenza non bisogna nasconderla ma combatterla!

Dopo tanti percorsi seguiti, crediamo che questo sia il primo che ci ha dato la possibilità di non sentirci più sole con il nostro dolore: il gruppo Violetta, come lo chiamiamo noi, ci ha dato tanto coraggio, ci sta permettendo di capire meglio la nostra vita, ci fa capire cosa fare in caso di urgenza, come reagire, come proteggere i nostri figli e lottare per loro.

Abbiamo capito che nessuna donna merita di sentirsi sbagliata, nessuna donna merita insulti, nessuna donna merita schiaffi e pugni, nessuna donna merita calci e mani sul collo.

Non esiste nessuna giustificazione di fronte alla violenza.

Il gruppo Violetta ci sta donando una seconda vita, la nostra insicurezza sta lasciando il posto a una nuova forza mai provata, una forza che ci lega e ci rende “forti insieme”!

Questa sera sul palco, al posto nostro, ci saranno le nostre scarpe rosse a rappresentare quello che ormai il mondo intero riconosce come simbolo della violenza sulle donne. Ma lì vicino abbiamo voluto aggiungere un nuovo simbolo: una valigia rossa, per dirvi che grazie a tutti quelli che stanno sostenendo questo Progetto noi siamo finalmente pronte a ripartire, tutte come Violetta, pronte a difendere la nostra e l’altrui libertà.

Grazie di cuore per averci offerto la possibilità di partecipare a questo gruppo, per averci aiutato a capire che non è mai troppo tardi per cominciare a lottare contro le difficoltà.

Grazie per averci salvate da una vita che non era …”

Francesca VanoniPensieri e riflessioni delle Signore